dimanche 2 août 2015

Delle sagre e delle processioni.

Ho fatto lo scellerato errore di iscrivermi ad una news letters di manifestazioni locali; pensavo potesse interessarmi essere informato sugli eventi attrattivi per autoctoni e turisti, soprattutto in estate in cui è più piacevole star fuori alla sera. Ero anche contento di me stesso per essere riuscito ad interessarmi a manifestazioni che prevedono la partecipazione di molte persone, non che abbia l'agorafobia, ma ultimamente la moltitudine mi risulta fastidiosa, e piuttosto che intrupparmi nelle fiere, preferisco un quieto mercatino; penso per la legge statistica che se una certa percentuale di persone possono starmi sui coglioni, molte più persone danno una percentuale maggiore. Tuttavia dopo la prima settimana mi ero già pentito, non tanto per la frequenza fastidiosa con cui arrivano le notifiche, anche dello stesso evento, ma per il tipo di eventi segnalati.
Il primo post a darmi un vago sapore di 'tristezza globale' è stata la notizia che TrenItalia ha messo a disposizione dei treni speciali per la festa della Madonna di Montallegro a Rapallo. Sarà per il fatto di sapere una cattofesta attrattiva al punto da scomodare le ferrovie di Stato, che non si scompongono quando sopprimono i carri bestiame treni dei pendolari creando il conseguente disagio, ma trovano il tempo e i soldi per garantire il turismo regionale.
Così ho deciso che odio Rapallo. Rapallo era un paese della costa ligure, un piccolo paese di pescatori, che alla fine dell'ottocento aveva dedicato un pensiero al turismo d'élite, riempiendosi di belle ville e di un piacevolissimo lungomare con palme, giardini e fontane, proseguendo quel gusto tutto francese che a Cannes trova il suo massimo fulgore. Tutto bello sino agli anni '60 epoca in cui gli speculatori decisero che si poteva costruire la qualunque in ogni dove, così dopo aver costruito sino sugli scogli, oggi Rapallo è un posto di merda pieno di palazzoni anni '70 fitti fitti che manco si riesce a posteggiare. L'idea che un posto del genere sia in riva al mare non me lo rende più attrattivo di un viaggio a Gallarate. Ed anche quello che sopravvive dei fasti del passato ha comunque un sapore artificiale, risultando avulso dal contesto. Tuttavia le persone la amano ancora, principalmente per nostalgia del passato fastoso, e tutti quelli che non possono permettersi di andare a Santa Margherita, Portofino o Camogli, pascolano sul lungomare di Rapallo, convinti di essere in un posto figo, perché a Rapallo c'è il Club del Golf, ed una serie di negozietti griffati ed alberghi per figli di papà e milanesotti sboroni.
A seguire questa notizia c'era una presunta Sagra del Raviolo al ragù, organizzata in un posto che non ricordo, ma il raviolo in quel paese non ha nulla di tipico e nemmeno di estivo, ma evidentemente attira gente, più della sagra dell'insalata con i pomodori e il mais. Non ho nulla contro i ravioli sia ben chiaro, ma se un paese in cui la cosa più tipica è l'asfaltatura del sagrato della chiesa, e dove sino a ieri ci si ammazzava di noia, decide di fare la sagra del raviolo, ecco un po' mi sorge il sospetto che questo prodotto arrivi preconfezionato da qualche altro posto e allora mi chiedo perché mai dovrei recarmi ad una sagra del raviolo industriale e del ragù in scatola? Ficcarmi sotto a un tendone assieme a centinaia di persone sudaticcie e rubizze, con in una mano un piatto di plastica pieno di ravioli scotti, conditi con un ragù unticcio, e nell'altra un bicchiere di plastica con dentro un rosso della casa.
Tutto questo lo trovo assurdo, inutile e volendo anche una presa per il culo, soprattutto pensando a tutti quei posti in cui invece il prodotto tipico viene giustamente valorizzato ed è diventato una tradizione da perseguire tutti i giorni dell'anno, come la Focaccia al formaggio di Recco, il pesto di Prà, le zucche a Teglia e il bianco della Valpolcevera. Voglio dire non avrebbe più senso promuovere un prodotto locale, riscoprire una ricetta tradizionale, possibilmente genuina? che possa dare reddito e lavoro per tutto l'anno in virtù dell'indotto che crea? Che poi diciamolo, nel ripieno dei ravioli ci si mettono gli avanzi ... nonna lo diceva sempre.

6 commentaires:

  1. sarà l'adeguamento alle direttive europee...?
    sai quelle del formaggio senza latte, cioccolato senza cacao, vino senza uva, olio senza olive, ecc, ecc...

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    1. sarei curioso di sapere cosa ne pensano in francia di questa direttiva, sempre che non sia riservata solo all'Italia, il che non mi stupirebbe

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  2. Ma che tristezza, Pier..
    (lì ed in generale)

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    1. oh LaMiller .... pensare che in certi paesi se non c'è la processione della Madonna non c'è altro, si tristezza :(

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  3. Valorizzare quel che c'è, senza inventarsi nulla di nuovo. Giusto.

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    1. dovrebbe essere così, è anche più facile

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