dimanche 26 juillet 2015

Pianeta Kepler 452-b, scoperto l'esopianeta più simile alla Terra

Ora sui media, c'è questa faccenda del pianeta simile alla Terra, ma dove, dove, dov'è? Lì dietro l'angolo, a soli 1480 anni luce e qualcosa, praticamente è in culo all'universo; ma pare che si sappiano già un sacco di cose utilissime, tipo che l'anno solare dura venti giorni in più del nostro, che c'è acqua, ci sono terre emerse sia a nord che a sud, ed altre faccende del genere. L'utilità effettiva di questa scoperta mi sfugge, anche perché sul sito della Nasa hanno un elenco lunghissimo di esopianeti. E' che sentir almanaccare cose e pensieri su un pianeta sperso nell'universo mi interessa tanto quanto sapere della storia delle apparizioni di Maria-Vergine; così come resto piuttosto algido alla formulazione dei tanti farei, andrei, proverei, che affollano le pagine dei giornali … illazioni che si sprecano in questi casi, utili solo a far viaggiare la fantasia, con suggestioni nemmeno troppo sofisticate. I giornalisti sono bravissimi a sparare minchiate prive di qualsiasi fondamento, al pari dei politici, degli opinionisti e di tutte quelle categorie che non sapendo un cazzo di niente si sentono legittimate a dire qualcosa su tutto, anche quando non è richiesto e soprattutto con la sicumera del saggio. Se una forma di vita intelligente c'è su quel pianeta, ha la fortuna che con le nostre conoscenze attuali non riusciremo mai a raggiungerli; perché anche se sono passati 500 anni, l'idea con cui l'essere umano valuta un possibile nuovo pianeta a portata di astronave è la stessa che ha portato i conquistadores nel nuovo mondo. Quindi a meno che gli abitanti non siano dei cazzutissimi omini verdi che non vedono l'ora di mangiarsi arrosto i terrestri, consiglierei loro di sfanculare qualsiasi messaggio, o tentativo di contatto e se possibile attrezzarsi con qualche tipo di raggio laser (di un colore a scelta) utile a disintegrare eventuali sonde o navicelle terrestri che si avvicinino troppo.

dimanche 19 juillet 2015

Dei selfie e della ghigliottina

Secondo me i social ci renderanno completamente stupidi entro breve tempo, ovviamente esclusi quelli che già lo sono per altri motivi. Ultimamente mi è capitato di leggere una notizia in cui si raccontava che un politico inglese ventinovenne, trovandosi in Tunisia, è andato sulla spiaggia dove hanno massacrato i turisti e si è fatto un selfie. Che c'è di male? avrebbe risposto a quelli che gli hanno detto che era un coglione e doveva dimettersi. Non ho capito se nella foto sorrideva o altro, questo l'articolo non lo riportava.
Già, che c'è di male andare lì, dopo nemmeno una settimana e farsi una foto? Cosa voleva far vedere con quel gesto? Probabilmente nemmeno lui lo sapeva. E forse sono gli altri che hanno trovato l'appiglio per attaccarlo immotivatamente. Il selfie sul luogo del delitto, non è forse la stessa cosa che hanno fatto milioni di persone con la CostaConcordia quando era al Giglio e anche oggi, che è qui, a Genova, trovo spesso qualche turista che mi chiede: scusa ma la Concordia in quale parte del porto si trova? Si può vedere?
Cosa gli rispondi a uno così? Ma che vuoi vedere? Vedi di andare affanculo! Verrebbe da dirgli. Ma poi mi ricordo che devo rispettare le minoranze e liquido la faccenda con un semplice: non lo so. Con tutto quello che c'è da fare a Genova … coi turisti occorre essere gentile, essi giungono da lontano e spendono i loro denari arricchendoci, vanno rispettati. E sappiamo sino dai tempi antichi: pecunia non olet; figurarsi poi se c'è da spennare un pollo. Per esempio a Cogne ancora adesso gli albergatori ci fanno i soldi sui babbei che vanno a fotografare la villetta del delitto, per postarla sulla bakeka di FB (lo scrivo così ke fa molto bimbominkia).
Esempi del genere se ne potrebbero fare a mille, c'è un vero e proprio turismo macabro, che prende il via dai servizi di Lucarelli. Credo sia una cosa insita nell'essere umano, un po' come quando sei in autostrada e c'è un incidente sulla corsia opposta e come per magia si forma una coda di auto che rallentano per guardare. Ma vedere cosa? Un motociclista spiaccicato sul Gard Rail. Non è raccapricciante vedere un lenzuolo steso e il rivolo di sangue sull'asfalto? Evidentemente non per tutti. Mi chiedo se anche all'estero, dove notoriamente sono più evoluti, accadano le stesse cose; non che all'estero siano tutti più intelligenti degli italiani, però hanno modi differenti di interagire, quindi mi piacerebbe sapere se ci sono dei francesi che vanno a fotografarsi con dietro la cancellata dove è stata esposta la testa mozzata della vittima del venerdì nero del terrorismo. Giusto per dovere di cronaca.
Che poi: se un nostro parlamentare andasse a farsi un selfie a Tunisi cosa accadrebbe? Penso nulla, questi non si dimettono nemmeno se li pescano con i lingotti della Banca d'Italia in tasca, figurarsi per un selfie. Ma il punto non è tanto la faccenda del politico, che essendo tale gode di una visibilità maggiore, il punto è: quanto tempo deve trascorrere da un evento luttuoso perché non si possa considerare macabro fotografarsi sul luogo del delitto?
Per esempio tutti quelli che vanno a GrandZero a fotografare il vuoto delle due torri, sono dei coglioni oppure persone sensibili?
E quelli che fanno le foto ai campi di Auschwitz? è testimonianza oppure c'è del malato in quello che fanno? Insomma mi pare che il limite tra memoria, cinismo, cattivo gusto e desiderio di ricordare un evento tragico, sia labilissimo. In fondo se vado in Egitto e faccio una foto alle piramidi, son tombe, è cattivo gusto? No è ricordo turistico, paradossalmente anche se lo facessi con dietro la mummia di Tutankhamon sarebbe turismo e nessuno avrebbe niente da ridire, anche se andassi sulla piazza Rossa a fotografarmi con il mausoleo di Lenin, alla peggio mi direbbero che sono un nostalgico del regime. 
C'è che il mondo è pieno di luoghi dove sono successe tragedie; per esempio quando sono stato a Parigi mi sono fatto un selfie in Place de la Republique, dove era sistemata la ghigliottina per capirci, e non vi dico il brivido che ho provato nell'immaginare qualcosa di simile nell'Italia di oggi; altro che togliere di mezzo i nobili parassiti. Era cinico pensare che in quella piazza nel 1794 dovettero spargere a terra della segatura perché i cavalli scivolavano sul sangue dei condannati?
Eh! un po' di brividi li ho avuti a questo pensiero, ricordando le cronache dell'epoca che riferivano i particolari più spietati. Però era storia vecchia e sedimentata, e nessun francese di passaggio ha avuto nulla da ridire. Diverso sarebbe se qualche nostalgico passasse in Piazzale Loreto a Milano e fotografasse il punto dove il Duce fu appeso per i piedi. I fantasmi di quel periodo sono ancora così potenti che un politico che facesse una cosa del genere verrebbe immediatamente messo alla gogna mediatica. Lo stesso si può dire dei luoghi del Führer, ancora tabù, quando non cancellati fisicamente.
Resta invece inesplorato il limite tra cattivo gusto e dovere di cronaca, cosa che non ha un limite temporale ben preciso, tuttavia se trovo interessante un libro che parla diffusamente della tragedia del Titanic ad oltre cento anni dall'affondamento, trovo disgustoso che ci sia in giro un libro di Schettino dal titolo 'Verità sommerse' che parla della tragedia della Concordia. La puzza di marcio non arriva per il racconto scritto dal responsabile, che potrebbe avere un certo valore di cronaca, ma per un vago sentore di … lucrare sulla tragedia … che subito mi nasce nel pensiero; non è forse cinico tutto questo? E da qui la domanda: ma quanto tempo deve passare perché una tragedia possa essere rivissuta senza il rischio di cadere nel cattivo gusto?

dimanche 12 juillet 2015

Del prezzo delle mele

" E' così difficile trovare qualcuno con cui parlare di qualcosa che non sia il prezzo delle mele".

Dice così la Lalla, quella del primo piano; lo dice quando vado a trovarla, io l'avverto che resterò poco perché ho da fare, e lei tira sempre a farmi restare oltre la mezz'oretta che mi prefiggo.
La Lalla è una vecchia comunista della prima repubblica, una che ha fatto il '68 e secondo me ha anche bruciato il reggiseno in piazza, ma non fa bello dirlo che all'epoca era donna emancipata, sigaretta e pantaloni come un uomo.. oggi pare normale, al tempo se una donna fumava le davano subito della troia. Quando parliamo di viaggi mi racconta il suo giro nell'Europa dell'est, nell'Unione Sovietica dell'epoca di Peppone & Don Camillo, a Praga negli anni scuri dell'occupazione. Mi mostra le sue foto, che ai miei occhi arrivano da un passato lontanissimo, al pari di quelle seppia dei nonni. Adesso si sente più Pentastellata che Renziana. Ma la sua distinzione della politica odierna non contempla Destra e Sinistra, ma quelli che fanno le cose bene e gli altri.
Posso capirla, perché ai tempi della DC contro il PCI uno sapeva subito chi era il nemico e chi l'amico; e si poteva schierare senza temere trasformismi ... borghesia, operai, sindacato erano riconoscibili, mica come adesso che rubano tutti allo stesso modo (cit.).
A dimostrazione di questo la Lalla ha una serie di teorie maturate sulle righe del Fatto Quotidiano e da qualche confronto con 'vecchi compagni' che frequenta ancora saltuariamente per parlare di Saragat, Nenni, Moro e Lama, nomi che a me dicono poco, ma che lei snocciola con sicurezza e forse anche con nostalgia.
Ma in tutto questo, anche nelle discussioni con i 'compagni' lei si sente isolata, e mi racconta di come sia sconfortante confrontarsi con le sue coetanee, con i vicini e con le persone che incontra al mercato, o nei negozi, con cui appunto, riesce a parlare solo del prezzo delle mele e poco altro. Per capirci è una di quelle donne che se va dal parrucchiere non riesce a prendere in mano una rivista patinata per parlare di gossip. Insomma è una donna che non rientra negli stereotipi assegnati alle donne della sua epoca.
Io su questa cosa non ci avevo mai riflettuto, ed anche il fatto che mi trovo bene a discutere di politica con una ottantenne dovrebbe farmi riflettere su come stanno andando le cose nel magico mondo dei real social.
Devo dire che inizialmente pensavo stesse esagerando, si sa che i vecchi tendono ad estremizzare tutto ed hanno poca pazienza. Ma devo riconoscerle la giustezza dell'analisi politica sul mondo di oggi, ed anche sull'appiattimento culturale che lei avverte in ogni settore. Le persone hanno la testa leggera, non sono interessate a fare discorsi spessi, ne intavolano pochi, lo fanno in modo sommario e molto confuso, è come se fosse scesa una sorta di censura non dichiarata sulla ragionevolezza. La superficialità e la semplificazione imperante probabilmente ci fanno vivere meglio, in un mondo sempre più denso di rovi burocratici, normativi e fiscali, ma tutto questo ha tolto la voglia di migliorarsi. Così si è presto arroganti e pronti a condire ogni interazione con una farcitura di luoghi comuni in cui meteo, calcio e figa, riempiono ogni discorso.

Un disinteresse generale che probabilmente ai tempi della Lalla non c'era, ed è lei a patirlo per confronto diretto, io lo avverto meno, anzi spesso non lo avverto affatto in virtù della mia oramai spiccata misantropia. Ho anche pensato che forse l'ambiente che frequentava lei era più partecipe ai fatti sociali e politici della nazione, ma a sua detta questa anestesia è una condizione generale, ai suoi tempi negli uffici, nei negozi, nei circoli, le persone si confrontavano su molti argomenti, c'era meno calcio e più politica … oggi siamo più egoisti persino nello scambio dei pensieri. Io temo che in tutto questo ci sia una responsabilità precisa degli smartphon, e di tutti quei dispositivi utili a distrarci, confonderci e frastornarci; televisione compresa. Dovrò chiedere alla Lalla cosa pensa delle mie tesi complottistiche.

dimanche 5 juillet 2015

L'estate addosso

Questa canzone di Jovanotti mi sorprende per la freschezza del testo, (bell'ossimoro eh?), da un cantautore quasi cinquantenne, non mi aspettavo testo e musica così; rimanda l'immagine delle strade tipiche della costa ligure, tutte curve a picco sul mare, dove passo con la motoretta, tra il profumo dei pini, delle agavi e del sale. Un odore difficile da descrivere che però è così tipico che potrei riconoscere un luogo ad occhi chiusi. Così mi godo la musica, e sbircio il salotto, dove scopro che c'è molta attività, soprattutto quando non ci sono. Intanto una colonia di piccoli ragnetti, quelli che saltano per capirci, ha occupato gli angoli della finestra, e un paio di rami del ficus, che usano come base per acchiappare moscerini ed altri piccoli insetti. C'è poi un ragno giro nell'angolo del tavolino, appena sopra la lampada, ha fatto una complicata ragnatela triangolare, non deve averci messo molto, perché la tela è pulita e non la ricordavo in quel punto. Più sotto un suo collega ha una cosa simile già piena di tarme, ed altre farlallette impacchettate, cosa utilissima. In effetti dovrei sistemare il vecchio divano, ma sono anni che rimando, più che altro perché l'idea di spargere del veleno in una cosa su cui mi siedo quasi ogni sera a leggere, non mi alletta molto. Così confido nel ragno, e in alcuni rametti e bacche di cipresso che ho nascosto nell'imbottitura.
Questa cosa del cipresso, che non piace ai tarli per via dell'odore, non so se sia efficace, ma ricordo distintamente di aver letto nelle cronache della costruzione di S.Sofia a Costantinopoli, che i falegnami costruirono le porte della basilica con il legno di cipresso, affinché risultassero inattaccabili dagli insetti. Probabilmente è una baggianata, ma mi piace l'idea di verificarla, anche se l'odore delle bacchi di cipresso rimanda a quei pomeriggi in cui andavo a trovare i nonni al cimitero.
Mentre tutto ciò accadeva un ragnino si ficcava nella rosetta del lampadario, probabilmente alla ricerca di qualche preda, ed io mi chiedevo ma tutti questi insetti non mi saranno nocivi? Probabilmente il ficus, il pothos e le tillandsie stanno attirando una micro fauna imprevista. C'è anche da dire che in estate la finestra rimane aperta di notte e dal giardino entra un po' di tutto. La scorsa settimana il piccolo geco ha rischiato di finire schiacciato dall'antina e prima ancora uno scorpioncino è passato sul davanzale. Tuttavia resto tollerante a queste invasioni, e se le ragnatele si intasano di zanzare, potrebbe anche andar bene così.
Però come la mettiamo con l'uragano Hoower previsto per sabato mattina?